Raissa R.
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Grazie agli studenti delle secondarie di Moie abbiamo visitato in maniera guidata e superlativa questa abazia. All'interno l'affresco di Sant'Antonio. Concerto d'organo con canto lirico. Mostra d'arte astratta. Bellissimo...
L'abbazia di Santa Maria delle Moie, situata a Moie (AN) nelle Marche, è un'abbazia risalente al XII secolo. Rappresenta un esempio significativo di architettura romanica nella regione. Ora completamente inglobata nell'omonima cittadina, sorgeva inizialmente fuori dal centro abitato sulla riva sinistra del fiume Esino e lungo l'antica via Flanbenga.
L'abbazia ora è chiesa parrocchiale, ed è dedicata alla Natività di Maria e ogni anno viene celebrata la festa l'8 settembre.
La denominazione deriva dalla sua collocazione: era situata infatti tra quei tratti di vegetazione lungo le rive del fiume detti "moje", zona paludosa. In origine era conosciuta come Sancta Maria Plani Molearum e sorgeva in una selva detta "santa" o Silva Carpineta.
Fu probabilmente fondata all’inizio del secolo XI dalla famiglia Attoni-Alberici-Gozoni come monastero privato. Il suo insediamento è probabilmente legato alla bonifica e alla colonizzazione del fondovalle.
Nei secoli XI e XII, l'abbazia ricevette numerose donazioni e la chiesa venne edificata dai monaci benedettini nel XII secolo.
Tuttavia la prima memoria storica dell'Abbazia Santa Maria Plani Mollearum si ha nel 1201, quando il suo abate Guido di Simone è indicato come testimone nell'atto di sottomissione dei Conti di Moie alla potente vicina Jesi, che, conquistando il territorio, ne aveva distrutto il loro castello.
Il monastero crebbe molto nei secoli successivi, tanto che nel XV secolo, suo apogeo, contava una proprietà di 428 ettari. Ma da quel momento iniziò il suo lento e inesorabile declino.
Nel 1524, come documentato dalla lapide in facciata, si iniziò una campagna di lavori di ristrutturazione, dovuta al pessimo stato del corpo occidentale. Infatti si vide l'abbattimento delle due torri medievali della facciata e l'edificazione del massiccio complesso abitativo per il sacerdote e relativo campanile.
Nel 1600 il vescovo di Jesi Marco Agrippa Dandini eleva la chiesa a parrocchiale.
ARCHITETTURA - Pianta a croce greca inscritta in un quadrato.
Tre navate, la centrale leggermente più alta. Quattro pilastri cruciformi dividono lo spazio in nove campate. Le sei laterali presentano volte a crociera. Le tre centrali formano la navata centrale, e hanno volte a botte, con sesto leggermente rialzato.
L'area est è caratterizzata dalla presenza di tre absidi semicircolari sulle quali si aprono tre monofore. L'esterno è tutto decorato ad archetti pensili. Archetti presenti anche nelle due piccole absidi laterali, sottogronda.
Muratura in pietre squadrate di arenaria giallastra.
Alcune caratteristiche della chiesa come la pianta a croce greca immissa, la disposizione delle absidi e il trattamento decorativo esterno con archetti pensili, sono condivise da un gruppo ben definito di chiese marchigiane extraurbane, con volume esterno massiccio e quasi cubico: San Claudio a Pié di Chienti (capostipite della serie), San Vittore alle Chiuse (di Genga), Santa Croce (Sassoferrato).
Schema planimetrico tipicamente bizantino, che qui convive con un'influenza dell'architettura lombarda, per via del sobrio trattamento delle superfici murarie esterne, con archetti ciechi e lesene.
Di recente è stata sostenuta l'indipendenza costruttiva da modelli orientali e la sua derivazione invece da modelli occidentali di origine nordica, variamente rintracciabili in chiese tedesche, normanne, lombarde e pugliesi.